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Esplorazioni fotografiche tra Corpo, Natura e Metamorfosi

ROBERTO KUSTERLE

Roberto Kusterle, nato nel 1948 a Gorizia, dove tuttora vive e lavora, è un artista attivo nel campo delle arti visive fin dagli anni Settanta. Inizialmente impegnato nella pittura e nelle installazioni, approda successivamente alla fotografia, che diventa il mezzo privilegiato per esprimere la sua visione artistica. Le sue sperimentazioni lo portano a sviluppare una poetica incentrata su temi ricorrenti: la continuità tra i regni umano, animale e vegetale, il ruolo simbolico e mediatore del corpo, la sospensione dello sguardo e l’uso consapevole di ironia, ambiguità e straniamento. Per Kusterle, la fotografia rappresenta un delicato equilibrio tra realtà e finzione, uno strumento che utilizza in modo del tutto personale. Lo scatto fotografico, infatti, costituisce solo la fase finale di un lungo processo creativo, complesso e articolato. Nelle serie Abissi e maree, L'abbraccio nel bosco e I segni della metembiosi, che fanno parte della presente mostra l’artista sperimenta l’uso di materiali non convenzionali, come emulsioni fotosensibili, resine, vetro ed elementi naturali. Con questi elementi, realizza installazioni e opere tridimensionali, ampliando ulteriormente i confini del linguaggio fotografico.

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Abissi e basse maree (2013)
Nella serie Abissi e basse maree, l’artista presenta corpi intrisi di riflessi, incrostazioni minerali, alghe e abbracci, armonizzati dalla prolungata permanenza sott’acqua. L’inquadratura invita lo spettatore a immergersi in un sogno, spingendo lo sguardo oltre i confini dell’immagine; i corpi emergono mutati, custoditi e nutriti dal mare, come reduci da un viaggio profondo e misterioso. La loro trasformazione suggerisce un’intima connessione con le profondità marine, quasi fossero frammenti di un mondo sommerso tornato in superficie.
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L’abbraccio nel bosco (2014)
Il legame tra uomo e natura emerge in modo evidente e preponderante anche nella serie L’abbraccio nel bosco. In queste immagini, enigmatici boschi di latifoglie accolgono alberi, tronchi, muschi e pietre che si fondono e si intrecciano con i corpi di uomini e donne, spesso ritratti in abbracci onirici, quasi “addormentati”. Sono istanti di intenso Pathos, in cui il Kairos – il “tempo” propizio in cui accade qualcosa di unico – restituisce all’essere umano la sua essenza originaria.
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I segni della metembiosi (2012-13)
Nella serie I segni della metembiosi, si manifesta una vitalità intrisa di elementi onirici e grotteschi, capace di trasportare lo spettatore in un universo sospeso. Qui, la fotografia diventa strumento di rivelazione, svelando le impalcature invisibili e gli innesti organici che sostengono i protagonisti e li mantengono in un delicato equilibrio. Questo equilibrio è il risultato di un rapporto metamorfico e simbiotico, in cui l’essere umano si fonde con il mondo vegetale e animale, rompendo i confini tra le specie.
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