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allegorie

tre stazioni per un percorso d'arte

FRANCO DUGO

La mostra Allegorie, tre stazioni per un percorso d’arte di Franco Dugo si articola in tre tappe emblematiche: Medusa, Boxeurs e Prima del bosco. Ogni stazione rappresenta un momento di riflessione allegorica: Medusa rappresenta il rapporto tra arte e artista, incarnando la tensione esistenziale tra la ricerca della perfezione e il desiderio di fuga dalle sofferenze che essa comporta, Boxeurs è una serie di ritratti simbolici che esaltano l'umanità e la nobiltà dei combattenti, incarnando la virtù che emerge quando l'aggressività necessaria alla vita è disciplinata da regole e Prima del bosco che rappresenta l'uomo di fronte alla propria mortalità, con il bosco allegorico che diventa un regno oscuro e sconosciuto, simbolo dell'ignoto che assorbe ogni realtà, inclusa quella della vita umana.

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Medusa
Medusa rappresenta un tema fortemente simbolico che si apparenta da un lato a quello immediatamente precedente, ma poi anche contemporaneo del fuggiasco. L’artista sceglie di rappresentare la testa di Medusa e lo fa perché questa figura mitologica può essere ancora portatrice di un senso che ha cittadinanza psicologica, come segnale di una situazione esistenziale che riguarda anzitutto l’artista, ma che può assumere valori anche più generali. Essa è dunque un'allegoria del rapporto tra arte e l'artista, tra la necessità di perfezione che essa rappresenta ed il Fuggiasco, che fugge o vorrebbe fuggire perché conosce l’enorme fatica ed il vero dolore che quel rapporto produce. Medusa e Fuggiasco sarebbero insomma eterni duellanti dell’amore e rappresentano la necessità umana che è fondante per il rapporto sociale, ma che assai spesso si risolve in uno scontro drammatico, disperante nei suoi torti e nelle sue ragioni mai intersoggettivamente del tutto definibili e condivisibili.
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Boxeurs
Boxeurs è una serie di ritratti intensi di uomini che sembrano riassumere tutta la sostanza umana, sentimentale ed etica del ciclo: esse sono figure di uomini nella vita e di uomini al meglio della vita. Perché il meglio della vita si dà quando la necessaria aggressività che spinge alla sopravvivenza è incardinata in regole certe, le quali regole permettono al vero valore di manifestarsi, proponendosi, allora e soltanto allora, come virtù. Le figure dei combattenti sono grandi, imponenti, portatrici di un’intrinseca nobiltà; perchè infine, esse sono chiaramente dei simboli, intendono incarnare un’idea di umanità, ed è soprattutto l’uso di un colore parco, giocato su poche variazioni di tono, che Dugo stabilisce questa sensazione nello spettatore. Un colore che ben poco si rifà alla natura, che è mentale, che semmai prende spunto dalle tinte virate o modificate di certe antiche fotografie.
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Prima del bosco
Prima del bosco è la terza stazione dove l’allegoria viene rafforzata, e declinata in un senso più radicale che si legge già nel titolo prescelto. Prima del bosco, infatti, non è un’indicazione topografica, non intende riferirsi al fatto che la figura umana è rappresentata ai margini, nello spazio precedente il confine del bosco. Esso significa tutt’altro, e questo tutt’altro si legge nel modo diverso che Dugo ha di affrontare il tema del bosco e quello dell’uomo. Qui il bosco si dilata e sfuma sempre di più, tende a diventare una semplice banda densa di ombra, in cui non è importante che si distinguano tronchi e rami. E’ un bosco sentito sempre più come regno incognito, buio e fine. L’uomo dei castagni insomma è diventato l’uomo che sta davanti alla propria morte, e l’entrata nel bosco è l’entrata in uno sconosciuto altrove tuttavia capace di assorbire in sé ogni realtà. compresa la realtà della vita umana.
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