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Arte del '900 tra Italia e Slovenia

Orizzonti dischiusi

La mostra “Orizzonti dischiusi. Arte del Novecento tra Italia e Slovenia” si è tenuta a Trieste, presso il Salone degli Incanti (Ex Pescheria Centrale), dal 20 aprile al 17 giugno 2012. Promossa dalla KB1909, in collaborazione con il Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura e la Banca Monte dei Paschi di Siena, l’esposizione ha presentato circa 150 opere, offrendo una panoramica significativa dell’arte slovena del XX secolo.
Il progetto espositivo prosegue oggi anche in forma digitale attraverso una serie di mostre virtuali, dedicate all’approfondimento di tre protagonisti dell’arte slovena del Novecento: Lojze Spacal, Avgust Černigoj e Albert Sirk. I percorsi online consentono di esplorare in modo più dettagliato la loro produzione artistica, mettendone in luce il ruolo nel dialogo culturale tra Italia e Slovenia.

Visita la mostra virtuale

Avgust Černigoj - Arte senza confini
Protagonista della rivoluzione visiva del Novecento, Avgust Černigoj portò il respiro della Bauhaus di Weimar nel cuore del territorio giuliano. Artista totale e instancabile sperimentatore, ha attraversato costruttivismo, dadaismo e informale, sfidando ogni convenzione accademica per affermare una libertà espressiva che ancora oggi sorprende per modernità e audacia intellettuale.
Lojze Spacal - Geometrie del Carso
Dalla dura esperienza del confino alla consacrazione internazionale, Lojze Spacal ha elevato il paesaggio del Carso a simbolo universale. Maestro poliedrico capace di spaziare dalla grafica alla scultura materica, la sua opera è un viaggio affascinante che parte dal realismo magico per giungere a una sintesi astratta e archetipica, capace di racchiudere la forza della pietra e del mare in geometrie senza tempo.
Albert Sirk - L’anima del mare
Pittore e illustratore triestino, Albert Sirk ha saputo trasformare la nostalgia delle proprie radici in un’arte vibrante e sincera. Attraverso marine suggestive e un tratto fresco che spazia dall'acquerello all'olio, il suo lavoro evoca il legame indissolubile con il mondo adriatico, restando fedele a una visione indipendente nonostante le persecuzioni politiche e i continui esili che ne segnarono l'esistenza.